27.6.13

I signori degli anelli

Mi paiono alquanto supponenti le critiche al vicesindaco per la risposta all'idea, sciorinata dal Galliani, di costruire un quarto anello allo stadio di San Siro. Primo, il figuro, che parla a nome di tanti bei signori, ha dichiarato che "il Comune di Milano è assolutamente d’accordo", mentre De Cesaris lo ha indubbiamente smentito. Poi, trovo legittimo che un amministratore pubblico chieda condivisione su progetti che riguardano il proprio territorio di competenza, pena il ritrovarsi dei novelli Pablo Escobar a costruire stadi, ospedali, case e magari un carcere (di lusso, non si sa mai...) dove cavolo gli aggrada. Né va dimenticato che se il Trotto è della Snai, lo stadio è comunque di proprietà del comune, quindi andrebbe interpellato in caso di modifiche all'immobile, mica basta il famigerato Piano casa.
Quel che mi sembra più delirante in tutta la faccenda però è l'idea stessa del quarto anello. Nella foto del post si può osservare il Meazza dal terzo. Il tunnel estensibile e la presenza di pochi individui in campo, a spalti gremiti, rivelano che la partita non è ancora cominciata. Ma se quelli sul prato fossero dei giocatori, chi potrebbe dire a che squadra appartengono? Che il terzo anello sia pura idiozia, rendendo il Meazza un monumento alla stupidità umana, mi fu chiaro dai Mondiali del '90, quando dovetti spiegare ai miei amici, di ritorno da Germania-Olanda, la doppia espulsione di Voeller e Rijkaard: in effetti, era difficilino scorgere degli sputi, per quanto ripetuti, dal terzo anello; in tv invece si vedevano benissimo. A proposito, certo è singolare che chi ha demolito il tifo in carne ed ossa con le pay-tv voglia trasformare in un carnaio apocalittico lo stadio più famoso del paese.
Se ho scelto questa immagine è soprattutto perché mostra, sullo sfondo, il lato senza terzo anello, giusto quello che dà sull'impianto, ormai inutilizzato, del Trotto. Quell'apertura sul quartiere e sulla città mi dà una sensazione di respiro, uno squarcio nella claustrofobia dello stadio. Non oso pensare che mostro di cemento diventerebbe San Siro con questa idea balzana. Infine mi chiedo se i cittadini milanesi vogliano davvero la finale dell'Uefa 2016. Penso che la risposta sarebbe identica a quella per l'Expù, probabilmente altrettanto infiorata di parolacce.

18.6.13

Se avessi paura

Ieri ho avuto una strana sorpresa, scorgendo la stampa di un post del blog sul tavolo della polizia postale. Non scendo nei particolari per ora, già mi pare tanto aver dedicato un articoletto a un personaggio tipicamente nostrano. Ho invece, era giocoforza, vagato in riflessioni sul mio esprimermi tramite "Scacchiatore".  
 Sto abdicando dal fare di queste pagine uno sguardo sull'attualità milanese. Al colmo del disgusto per la città, cedo il passo ad altri, menzionati nei rolling blogs; non tutti però, detesto chi usa il pluralis maiestatis, armato di un italiano miserabile, disprezzando il "Corriere" mentre sotto sotto compra (chissà anzi che, forte dell'anonimato odierno, domani non mandi il curriculum in Solferino). Sibillino? Be', la mia non è paura ma, al massimo, pigrizia. Fisica. Come non mi va di scendere al livello di uno che non sa nemmeno scrivere "herpes", così delle beghe giudiziarie mi annichiliscono gli adempimenti, le carte, le procedure. Oltre questa indolenza, mi sento anche colpevole perché un pm o agenti della postale debbano occuparsi di me, invece che di crimini cruenti e truffe. Se mai, mi piacerebbe che le Fiamme Gialle si decidessero a setacciare finalmente le onlus, una galassia dove il paravento del "no profit" copre esattamente l'opposto.
"Ma chi te lo fa fare", mi sono sentito dire molte volte. Se avessi paura, non avrei scritto nulla, o avrei cancellato tutto e chiuso il blog; magari sarei corso in ginocchio da chi mi ha querelato a chiedere scusa. Tutto ciò però non è nelle mie corde. Ammetto, se mai, di indulgere nella scorrettezza: a volte cambio i post, li limo o li elimino, evito solo per quelli commentati che tali rimangono - e per commenti intendo quelli veri, non di spam.
Non mi piace scopiazzare i blog blasonati. Ci sono articoletti che tengo in mente senza avere voglia di buttarli giù anche per mesi e intanto capita che l'argomento veda luce altrove. Neppure, ti assicuro, mi scrivo commenti da solo, né mi do i + di google, ma soprattutto non passo le giornate a navigare sul blog per aumentarne le visite. Quando vedo che l'interesse aumenta, mi capita di pensare sorridendo di aver creato un mostro. I pezzi li ho presi qua e là, dalle anime di chi, temo, avrebbe da dire molto più di me, semplicemente perché non ha un tetto sopra la testa.
C'è chi scrive di odiare la città mentre invece se ne sente essenziale. Io me ne sento avulso, come un ablativo assoluto che di mestiere fa il sopravvivente. Poi sì, scriverò ancora qualcosa su Milano, almeno finché continuerò a marcirvi. Magari in modo meno cronachistico, più alla.. Scacchiatore. Sognando nel frattempo un'altra città, dove avere il coraggio di rifugiarmi, un giorno.

3.6.13

Lettera a un mafioso

Non posso iniziare chiamandoti "signor", "gentile" e tanto meno "caro". E tu sai meglio di me il perché. Lo sai perché mentre noi perdiamo, a volte, dei cari, quelli sì, tu passeggi con la morte a fianco fino alla fine dei tuoi giorni.
Tu sai meglio di me perché c'è chi si pente anche nella mafia più dura, più crudele. Quando strangoli un ragazzino di 12 anni, la cui colpa è solo di essere figlio, quando uccidi con l'esplosivo innocenti insieme a una neonata, quando nell'acido fai sciogliere la madre dei tuoi figli, quando inventi troppi suicidi bevendo acido muriatico, allora non puoi che morire come mafioso e tentare di voler vivere veramente. In un carcere o braccato, ma sapendo di avere fatto la cosa giusta.
Per quanto, quanto ancora pensi di poter evitare il rimorso, il piombo, il disprezzo di milioni di persone, tutte le morti che fingi di non sapere... Ma tu sai meglio di me cosa significhi respirare solo odio, trasmetterlo ai figli, distruggere le tue donne se non ci stanno. Come Lea. C'è una foto di lei al mare, mentre fuma, l'espressione forte, dolce, nervosa. Terribile pensare che lei sia morta; quel corpo non esiste più.
Per quanto pensi di andare avanti così? Sapendo che tutti i tuoi soldi puzzano di sangue. Armi, spaccio, prostituzione, gioco d'azzardo, inquinamento... Non è quantificabile il numero di persone che uccidi veramente. Però, comincia a contare da te, poi familiari, affiliati... Il primo cadavere sei tu, dentro. E, prima o poi, anche fuori.
So che avrei più speranze a parlare a un cactus, perché il cuore tu lo hai sciolto nell'acido mafioso. Ma provo, chissà... Chissà che tu non cambi. Che non ti venga voglia di inginocchiarti, come chiedeva Rosa Schifani. Che tu non rimanga di merda, a ricordarti che il giudice Paolo è morto col sorriso.
E' difficile... No, anzi, è impossibile scriverti con umanità. E' più facile insultarti. Sperare nella tua sconfitta. Nella tua scomparsa.
Forse non sparirai mai, ma stai certo che non mancheranno nemmeno altri coi nomi Pippo, Ninni, Graziella, Peppino, Mauro, Rosario, Beppe, Felicia, Giovanni, Paolo, Giuseppe, Peppe, Francesco, Armida, Lea... Noi, il 99%. E tu sei solo, con la tua faccia allo specchio già scheletrica.