29.5.12

povere zone industriali

Le zone industriali sono esemplari del disinteresse dei politici. Il motivo è semplice: chi ci lavora spesso non ha la residenza nello stesso comune, quindi non vota. Queste aree così politicamente valgono quasi zero. Ma i problemi sono moltiplicati notevolmente rispetto alle parti residenziali, come se si trattasse di mondi paralleli. Invece le criticità delle aree produttive vanno anche a scapito di quelle abitative.
L'immagine tratta da Google Maps considera una parte consistente del territorio di Settimo Milanese, un comune con contatti vicini ai quartieri meneghini di Baggio e Quinto Romano, i cui nomi sono sottolineati in fucsia, a destra della foto, mentre in rosso sono enucleate le zone industriali (via Edison e via Fermi), ad altissima concentrazione di amianto, quasi esclusivamente nei tetti delle imprese. Poche lo hanno eliminato. Ricordo che una fibra di amianto è 1300 volte più piccola di un capello e la semplice inalazione provoca molto probabilmente un cancro al polmone. Non è perciò difficile immaginare un rischio biologico non solo per chi in tali aree si trovi a operare, ma anche per chi  nelle contigue zone abitative ci vive (in verde, villaggio Cavour, Seguro e centro-città).
In blu è contornata la centrale elettrica, altra sacca di nocività. Poi ci sono le fogne troppo strette rispetto agli scarichi (soprattutto nella zona di via Edison), causando la proliferazione estiva di zanzare e allagamenti durante le piogge. La microcriminalità abbonda, cercando di depredare le ditte che già faticano a campare. I lampioni fulminati possono essere riparati anche dopo anni... Insomma un bell'inferno: la raccolta differenziata è volontaristica (ieri ammiravo due belle vasche idromassaggio abbandonate tranquillamente), le strade sembrano bombardate (l'asfalto risale al secolo scorso) e nel week-end vi vengono improvvisati gran premi di moto e auto, sterminando, finora, i gatti randagi...
Giova rammentare che anche il comune di Settimo è amministrato da una giunta di sinistra. Gaudeamus igitur.

Postilla. Ho scritto queste righe di notte, come mio solito, perciò poche ore prima dell'ultimo tragico terremoto. Era naturalmente implicito che il discorso sulla sicurezza riguardasse tutti, lavoratori e residenti. Sono angosciato e sconvolto per i morti che erano al lavoro. Ribadisco la vigliaccheria dei politici di professione. E' ora di finirla col tacitare le cassandre, con le tragedie annunciate, con le risposte inutili e interessate dei mestieranti della prostituzione civile (i politici). Posso solo dire di loro: maledetti!

2.5.12

Pizzeria "Al riciclaggio"


Le mafie vivono accanto a noi, come morti vivi ed è possibile riconoscere i locali che  i clan usano per pulire il denaro. Infatti i proventi delle azioni più ripugnanti (armi, prostituzione, spaccio, pizzo, videopoker, etc.) per loro è importante averli belli lindi, come se venissero da lavori onesti, per seminare l'investigazione degli affari lordi.
Le attività scelte sono nella ristorazione, tipicamente pizzerie e ristoranti. Vengono aperti in zone non di rado poco apprezzate commercialmente, dove un'attività vera sopravviverebbe a fatica. L'ambiente va dal kitsch più vomitevole al tamarro puro, senza badare a spese, nonostante la clientela non sia proprio numerosa, così abbondano fontane, lampade, fioriere, ammattonati improbabili, volte pacchianissime, monitor lcd a ogni angolo del locale. I gestori sono molto menefreghisti: se uno si presenta a un orario non gradito, si sente rifilare le peggio scuse per fargli capire di smammare. In certi luoghi turistici il proprietario in persona si fa avanti coi passanti per invitarli a consumare, in quei postacci si ha la sensazione di essere indesiderati, se non si è in qualche modo affiliati. Per forza! Spesso lo stabile in cui sorge l'attività è nel controllo e dimora del malavitoso, che arriva a intestare alla moglie l'esercizio commerciale. L'hinterland a forte penetrazione mafiosa è la mecca per queste attività di facciata: Buccinasco, Settimo, Gaggiano, Cologno... Ma anche Milano, come dimostrato dai recenti fatti a Città Studi. Non è detto che si tratti di ristoranti a carattere o gestione calabrese, ma spesso sì.
Già Repubblica parlava di pasta-connection e di un locale su 5 in mano alle 'ndrine a Milano come a Roma. A Baggio solo i bar tenuti da cinesi non sono controllati dai capibastone. Consolante, vero?