17.11.10

Rostagno ucciso due volte

Di Mauro Rostagno avevo già scritto... ma mancava qualcosa.
E' noto che il sociologo, giornalista (e tante altre qualità, tanto che sento quasi inutile etichettarlo) condannato a morte dai boss di Cosa Nostra, condivise il suo percorso anche con Francesco Cardella, che, si sa, è stato condannato per truffa e peculato, per aver rubato i finanziamenti pubblici alle comunità Saman. 
Quello che mi sconcerta, avendo lavorato in una di queste comunità, è che le cose non sono cambiate: nel vertice di Saman c'è ancora chi ruba. Nelle comunità di Saman gli operatori sono sotto organico e ricevono gli stipendi con ritardi regolari di tre mesi e, prima dell'ultima estate, si erano sentiti perfino proporre di non ricevere gli stipendi finché non fossero stati sanati i debiti che, certo, in parte risalgono alla gestione Cardella e ai tempi lentissimi della P.A., ma com'è possibile che comunità che ricevono CONTINUATIVAMENTE finanziamenti pubblici fatichino addirittura a fornire il vitto ai propri ospiti? Gli stessi ospiti vengono così impiegati nell'elemosina proprio dei viveri, in parte all'Ortomercato, recuperando ortofrutta invendibile perché marciscente, in parte al Banco alimentare e infine presso privati, a esempio un panettiere che generosamente dona pizze e focacce invendute, divenendo queste il principale menù di una delle comunità Saman. Mi riferisco in particolare alle sedi in Lombardia, di cui ho avuto esperienza diretta, ma le ruberie colpiscono tutto il circuito Saman. E questo è ingiusto, non ce la si può prendere solo con Cardella, certo colpevole e condannato a pagare soldi che non darà mai (non per nulla era amico di Craxi), quando Rostagno e il suo discorso contro l'illegalità mafiosa vengono disattesi a partire dalle stesse comunità che aveva fondato. Così, l'edificio di via Plinio, a Milano, inizialmente adibito a comunità di recupero, ora serve solo per ospitare feste ed eventi a pagamento, a marchi e società dai brand danarosi.
Le comunità Saman soffrono: senza operatori in numero adeguato non è possibile fare il benché minimo progetto di reinserimento sociale. Il turn-over degli operatori è feroce e la credibilità nell'ambiente, a partire dai Sert, è più che sputtanata. Eppure, l'attuale boss di Saman, Achille Saletti, può sfogare il suo ego malato su siti come Tiscali Social, e, last not least, su "Il Fatto Quotidiano", spacciandosi come guru di tematiche sociali e criminologo giustizialista. Saletti non perdona; ma è imperdonabile che faccia soffrire ospiti e operatori delle Comunità, coprendo chi, molto vicino a lui, è stato addestrato a rubare. Stranamente, Saletti eredita continuamente appartamenti...
A proposito di criminalità organizzata, nel suo ultimo discorso pubblico Borsellino aveva indicato nella parte onesta, di chi non ci sta, il vero antidoto alle mafie...le tante mafie, anche a sinistra, capaci di uccidere una seconda volta i martiri della legalità democratica. Come Mauro Rostagno.

14.11.10

Pubblicità sul blog

Circa sei mesi fa iniziava a comparire su questo blog di periferia la pubblicità; era più una scommessa incuriosita, con molte perplessità, rinvenibili nel post di presentazione della réclame su Scacchiatore. Oggi di questa cosa posso fare un piccolo bilancio, non tanto economico, visto che sto per raggiungere i 4 euro di introiti, quanto di pensiero; il programma di Google - per chi vuole ospitare pubblicità - è Ad Sense. Tra le funzioni c'è quella di scelta di filtro degli inserzionisti ed un esempio è riportato nell'immagine sopra. La cosa interessante è che, una volta scelti gli annunci, non solo non compariranno, almeno per i siti indicati, sul blog, ma Google comunica all'inserzionista che la sua pubblicità è stata rifiutata. Con la nuova versione (Beta) di Ad Sense è possibile anche indicare una motivazione. Questo fatto per me è, nel mio piccolo, interessante e per questo motivo non rimuoverò la pubblicità da Scacchiatore. Certo, potrei ipotizzare che di un piccolo blog a grossi enti importi poco. Eppure penso che le cose siano un po' diverse e prova ne è la caparbietà con cui determinati inserzionisti ripropongono la propria réclame sotto mentite spoglie: cambiano l'Url, o lo slogan, ma sono sempre gli stessi. Sono convinto che questi tentativi di ripulirsi la faccia nascano anche dai piccoli gesti di chi comunica a questi "signori" la propria contrarietà. Faccio due esempi su tutti, esperiti qui sul blog: l'ente per il turismo israeliano e il truffaldino Istituto Cortivo, che spaccia a caro prezzo qualifiche socio-assistenziali prive di valore legale. Capita inoltre che i bersagli descritti negativamente in un articoletto vengano inseriti, per il meccanismo di analogia, proprio come pubblicità; appare un controsenso, ma il bello è poi andare a bloccare quel tipo di inserzione - come se il post fosse andato a stanare malefici zombies a cui occorre spaccare la testa. Insomma, per quanto la pubblicità sia deprecabile e abbia fatto buona parte degli incassi del nostro tramontante dittatore, forse vale la pena di cercare di agire sui suoi  meccanismi. Perché, nella sua perversione, ha il suo punto debole: come accade che un messaggio di pubblicità negativa annulli anche un migliaio di messaggi positivi.

La pubblicità è il rumore di un bastone in un secchio di rifiuti.   (George Orwell)